Speciale Tgcom24 su Zelensky, Alessandro Nardone: “Si è dimostrato un grande comunicatore”

Puntata di “Dentro i fatti” dedicata al successo di Zelensky in cui Alessandro Nardone, in studio con Dario Donato e in collegamento Giovanni Masotti, ha analizzato il “fenomeno zelensky” sottilenando le differenze tra lui, Grillo e Trump.

Alessandro Nardone commenta la vittoria di Zelensky a Tgcom24

Alessandro Nardone, che è stato a Kiev per realizzare un reportage sulla campagna di Zelensky, in collegamento con Luca Rigoni per commentare una vittoria per molti inaspettata.

La ricetta dello Zelenskysmo: digital disruption e più populismo di Trump

Quando decisi che sarei andato a Kiev per realizzare un reportage sulla campagna elettorale di Volodymyr Zelensky, alcuni dei miei collaboratori strabuzzarono gli occhi. C’era da capirli, d’altra parte alle nostre latitudini le elezioni ucraine riscuotevano più o meno lo stesso interesse di un cineforum sulla Corazzata Petëmkim, con l’eccezione di una manciata di articoli che parlavano del “Grillo ucraino”. Primo errore, e tra poco vedremo perché. Personalmente fui affascinato dal fatto che Zelensky presidente lo fosse già stato, ma da protagonista di una serie televisiva. Per intenderci, è come se Kevin Spacey si fosse candidato sul serio alla Casa Bianca.

Insomma, se a incuriosirmi fu la somiglianza con la storia di Alex Anderson, a convincermi che sarei dovuto immediatamente salire su un aereo per l’Ucraina furono i suoi canali di comunicazione: dal sito web ai social, capii subito che mi trovavo di fronte a una campagna gestita in modo assolutamente innovativo.

Ne ebbi conferma non appena entrai in contatto con il suo staff, che rispose alla mia email praticamente in tempo reale offrendomi la possibilità di trascorrere l’election day al quartier generale allestito al Centro Congressi “Parkovy”: 48 ore di full immersion su un fenomeno destinato a fare scuola in materia di marketing politico, trascorse a confrontarmi sia con alcuni degli spin doctor del candidato sia con diversi giornalisti ucraini, a loro volta incuriositi dalla mia esperienza di candidato fake.

Per comprendere il loro mindset è stata importantissima l’intervista al “Bannon di Zelensky”, Alexander Kornienko, che è partito definendo «fondamentale» il ruolo di Internet e rivelando che «la nostra campagna elettorale è stata fatta solamente online», cioè «senza stampare nemmeno un volantino o un manifesto». Già questo è un primo elemento chiave, perché ci troviamo di fronte ad un unicum, quantomeno a certi livelli. Ma andiamo avanti, perché lo stratega di Zelensky si spinge ancora più oltre, affermando che per loro «è riduttivo definire ‘strumento’ il Web» che invece considerano «come la strategia, la vera e propria vision del nostro leader». Sulla stessa lunghezza d’onda Artem Gagarin, un altro dei responsabili della campagna, ha aggiunto che «grazie alla Rete Zelensky comunica orizzontalmente con tutti gli ucraini, indipendentemente da chi siano o cosa facciano, coinvolgendoli attivamente in scelte importanti come la realizzazione del programma» confermando, poi, che Zelensky «manterrà questo tipo di connessione con il proprio popolo anche da presidente».

La prima campagna elettorale completamente digital segna un’ulteriore step evolutivo rispetto a quelle di Obama nel 2008 e di Trump nel 2016: un approccio disruptive, capace, cioè, di introdurre un modo totalmente nuovo di fare comunicazione politica, a partire dalla qualità dei contenuti condivisi per arrivare all’utilizzo di un canale come Telegram.

Quanto alla sostanza dei contenuti, per tracciare i contorni della matrice identitaria del neoeletto presidente ucraino dobbiamo tornare a Kornienko che, dopo aver respinto (anche con una certa stizza) il parallelo con Beppe Grillo e il Movimento 5 Stelle, ha invece accettato il paragone con il modo di comunicare di Trump, ma precisando che «il presidente americano è milionario, e quindi élite, magari poco tradizionale, ma pur sempre élite». Quella stessa élite di cui «Zelensky non fa parte» e che, sempre secondo Kornienko, in Ucraina così come nel resto del mondo è protagonista «di uno scontro con il popolo».

Insomma, il neonato zelenkysmo è talmente anti-establishment da considerare perfino Trump – cioè l’antisistema per antonomasia – parte di quel “sistema” il cui emblema ( l’ex presidente Poroshenko) è già stato trasformato in ricordo.

Alessandro Nardone

Zelensky, Trump e il Web: il reportage e le foto dell’evento

Da un cinema allo stadio, dall’Italia all’Ucaina. In attesa del dibattito di domani si è svolta ieri sera al Cinelandia di Como la prima del videoreportage che abbiamo realizzato a Kiev, nel quartier generale di Volodymyr Zelensky. Lo abbiamo fatto per documentare una campagna elettorale oggettivamente straordinaria, in primis perché si tratta della prima – a questi livelli – fatta unicamente online. Poi l’utilizzo dello storytelling, altro strumento di comunicazione potentissimo se coniugato con il marketing digitale. Infine, i paragoni con Beppe Grillo, e Donald Trump: come voi stessi ascolterete guardando il reportage, nelle interviste viene rifiutato il primo e accettato in parte il secondo, con un distinguo da cui traspare come, insieme a Volodymyr Zelensky, stia vedendo la luce una nuova forma di populismo, che si approccia al Web non come strumento, ma come visione, un salto di qualità ulteriore rispetto alle campagne elettorali capaci di segnare un punto di svolta quanto a digitalizzazione, ovvero quella di Obama nel 2008 e quella di Trump nel 2016.

Più di 40mila utenti hanno scaricato gli adesivi de Zelensky su Telegram

A riferirlo è lo Staff del candidato ucraino attraverso il canale Telegram che, in un post, affermano che gli utenti li utilizzano più di 5.000 volte al giorno.

Zelensky continua a puntare sul Web: ecco il widget per i siti

Una stringa di codice per dotare la propria homepage di un pulsante (lo abbiamo fatto anche noi, è quello che vedete in basso a destra nella nostra homepage) che rimandi direttamente al sito web ufficiale di Volodymyr Zelensky. L’ennesima iniziativa improntata alla partecipazione e al coinvolgimento e, potremmo dire, a quella “militanza digitale” grazie alla quale Zelensky ha vinto il primo turno con un fortissimo distacco sul presidente uscente Poroshenko, che ora è costretto a inseguire il proprio avversario su un terreno per lui impervio come quello della comunicazione online che, nella giornata di ieri, lo ha portato a commettere il primo errore, cioè pubblicare sul proprio canale Telegram un video in cui Zelensky viene investito da un furgone.

Manifesto di Poroshenko: ogni voto a Zelensky è un voto a Putin

Continua l’escalation di toni, mettendo in evidenza una certa diffocoltà di Poroshenko che, da presidente uscente, è costretto a inseguire Zelensky su un terreno a lui poco congeniale: quello della comunicazione. L’ultima iniziativa è il manifesto che lo raffigura in un faccia a faccia con Putin, il cui messaggio è “ogni voto per Zelensky è un voto per Putin”. Slogan che ricorda un tweet di Alex Anderson poi ripreso (senza citare la fonte) da Marco Rubio durante la campagna del 2016:

Gli Ucraini inviano a Zelensky 10mila domande per il dibattito con Poroshenko

Dal canale Telegram, lo staff del vincitore del primo turno comunica che gli ucraini hanno inviato a Zelensky più di 10.000 domande da rivolgere a Poroshenko durante il dibattito.

Secondo loro, le questioni più urgenti sono la guerra nel Donbass, la lotta contro la corruzione diffusa e quella contro la povertà estrema.

“Perché la ricchezza di Poroshenko è aumentata di 90 volte negli ultimi cinque anni, mentre la gente normale non riesce a far quadrare i conti? Quando Poroshenko cesserà le ostilità nella regione di Donetsk? Quando i funzionari corrotti correranno in prigione?” Gli ucraini pubblicano ripetutamente queste domande sul sito web del team di Zelensky.

Zelensky all’Europa: “Se vinco referendum per entrare nella NATO”

Il 6 aprile Volodymyr Zelensky, favorito alle elezioni presidenziali ucraine del 2019, ha incontrato i rappresentanti del Consiglio di vigilanza della Strategia europea Yalta (YES). Ha parlato della sua visione in merito alle future riforme e dell’attuale situazione politica in Ucraina. Ha anche assicurato agli ufficiali YES che, nel caso in cui la sua candidatura presidenziale abbia successo, la rotta dell’Ucraina verso l’UE e la NATO rimarrà invariata, ma la decisione di aderire a quest’ultima dovrà essere decisa al referendum nazionale.
«Personalmente, come cittadino dell’Ucraina, sono per entrare nella NATO, ma dobbiamo spiegare alla gente che la NATO non è una specie di mostro», ha affermato Zelenzky. Da parte sua, l’ex segretario generale della NATO Anders Fogh Rasmussen ha sottolineato che il nuovo presidente giocherà un ruolo chiave nella costruzione del partenariato tra l’Ucraina e il resto del mondo.
«Penso che la cosa più importante sia stabilire buoni contatti con i leader degli stati europei. E se vincerai le elezioni, noi ti aiuteremo. Per noi è importante, perché l’Ucraina è il principale partner strategico dell’Unione europea. E dato che alla fine di maggio l’Europa unita eleggerà un parlamento, è cruciale che il nuovo presidente ucraino stabilisca i legami il prima possibile», ha detto Rasmussen.
All’incontro hanno partecipato anche membri del team di Zelensky, ovvero l’ex ministro delle finanze, Oleksandr Danylyuk, capo del quartier generale della campagna, Ivan Bakanov, ed ex membro dell’Agenzia nazionale per la prevenzione della corruzione, Ruslan Ryaboshapka.
«Tutte le persone sedute accanto a me sono gli esperti del nostro team e ne abbiamo molte altre in mente. Riceviamo numerose offerte da professionisti e dal cosiddetto «vecchio sistema». Ma  non vogliamo vedere facce vecchie. Vogliamo andare avanti con energie nuove», ha spiegato il candidato.
Inoltre, i partecipanti alla riunione hanno discusso i risultati del primo turno elettorale. L’ex ministro degli esteri svedese Carl Bildt ha sottolineato che è stato trasparente e che è stato un segnale positivo per la comunità internazionale.
Prima del primo turno elettorale, Volodymyr Zelensky aveva già incontrato i funzionari della Banca mondiale e del Fondo monetario internazionale, l’Ambasciatore straordinario e plenipotenziario della Francia in Ucraina, Isabel Dumont, Rappresentante speciale USA per l’Ucraina, Kurt Volker, nonché con il vice del Parlamento europeo, Rebecca Harms, e il sottosegretario di Stato americano per gli affari politici, David Hale.

Il video di sfida a Poroshenko: antidoping e dibattito allo stadio della Dinamo Kiev

Dopo la vittoria al primo turno, Volodymyr Zelensky continua a focalizzare l’attenzione su se stesso pubblicando un video in cui – prima di ogni altra cosa – emerge la grande qualità: le inquadrature, la musica di sottofondo e la capacità espressiva e interpretativa di Zelensky; un combinato disposto che determina un ulteriore salto di qualità rispetto a quento visto sin’ora, in materia di comunicazione politica. Intendiamoci, contenuti qualitativamente validi, soprattutto in campagne elettorali estremamente professionali come quella americana, ne abbiamo visti eccome, qui la differenza è però sostanziale: non i tradizionali spot preconfezionati, ma standardizzare quel livello qualitativo per comunicare direttamente con elettori e competitor.