Dibattito allo stadio, Zelensky ipoteca la vittoria su Poroshenko

Zelensky esce dall’Olimpico di Kiev con lo scudetto di nuovo presidente dell’Ucraina cucito sul petto. Questo il verdetto di un dibattito tanto singolare quanto atteso, certamente più per il contesto in cui si è svolto che per i contenuti, anche perché, diciamolo, dinnanzi ad un vantaggio consistente come quello di Zelensky, soltanto un miracolo consentirebbe a Poroshenko di recuperare. D’altronde la narrazione di questa campagna elettorale non è chiara soltanto agli occhi di chi si ostina a non volerla vedere per ciò che è, ovvero una sfida tra chi ha governato deludendo le aspettative e un candidato che, non certamente a caso, esordisce affermando di non essere un politico, ma “la conseguenza degli errori di Poroshenko”.

Il presidente deve rincorrere, e puo’ soltanto sperare che alzando i toni il suo avversario si intimidisca, ma non c’è bisogno di parlare la loro lingua per capire che è tutta fatica sprecata. Lui si affanna, e intanto Zelensky gli sciorina alcune delle decine di migliaia di domande ricevute dai suoi sostenitori tramite il Web che, tra le altre cose, chiedono a gran voce come sia possibile “che uno dei paesi più poveri abbia uno dei presidenti più ricchi”. Le rispettive gestualità dicono molto, come quando Poroshenko è costretto a imitare “il comico” Zelensky che si inginocchia al cospetto “delle madri dei nostri Caduti”.

Insomma, in quella che potremmo definire la sua “notte magica”, Zelensky conferma tutte le sue doti di comunicatore che, è sempre bene ricordarlo, per funzionare in Rete devono necessariamente affondare le radici nel mondo reale.

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