Dalla fiction alla realtà: Zelensky presidente? Andiamo a Kiev per raccontarvelo

di Alessandro Nardone – Scordatevi per un attimo i suoi guai giudiziari e immaginate che Kevin Spacey decida di candidarsi alle elezioni presidenziali americane, magari riproponendo gli stessi slogan utilizzati nella serie televisiva House of Cards nelle vesti dello spietato Frank Underwood. Lavorate ancora di fantasia e pensate a cosa accadrebbe se, a quattro giorni dalle elezioni, con tutti i sondaggi che lo danno per favorito, Netflix trasmettesse la prima puntata della nuova serie che, guarda caso, si apre con lui che giura sulla Costituzione dopo aver vinto le elezioni.

Certo, mi rendo conto che dopo Berlusconi, la vittoria di Trump e quella del M5S di Beppe Grillo in termini di realtà che supera l’immaginazione pensiate di averle viste davvero tutte, e d’altra parte come darvi torto. Ve lo dice uno che dall’Italia si candidò alla Casa Bianca. Eppure, lo scenario che ho descritto in apertura è tutt’altro che “fake”, perché è esattamente ciò che sta accadendo in Ucraina, dove Volodymyr Zelensky è al contempo protagonista della serie televisiva “Servant of People” (Servo del Popolo, ndr) e candidato di punta alle elezioni presidenziali che si terranno domenica prossima, peraltro alla guida di una lista che si chiama proprio “Servant of People”.

Una storia straordinaria, che seguiremo in presa diretta recandoci a Kiev, dove trascorreremo la giornata delle elezioni insieme allo staff di Zelensky, per documentarne senza filtri l’innegabile consistenza in termini politici, che gli sta consentendo di capitalizzare l’indubbia abilità dal punto di vista mediatico, sia attraverso i canali tradizionali come la televisione che sul Web.

Vi racconteremo i retroscena più utili per comprendere il radicamento del “fenomeno Zelensky”, nel tentativo di entrare nel cuore di una nazione ferita che chiede pace, sicurezza e benessere, ovvero le promesse che l’establishment non ha mantenuto perdendo, così, la fiducia di milioni di elettori. Uno schema che si ripete, confermando la contrapposizione tra una classe dirigente lontana anni luce dai reali bisogni della gente comune – e per questo percepita alla stregua di establishment – e chi invece è in grado di sintonizzarsi sulla medesima lunghezza d’onda del proprio popolo. Quello che Zelensky dice di essere pronto a servire.

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